Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

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Come ci piace parlare di Gialli, di libri e tv, ci piace proprio leggere e parlare, raccontare e anche coinvolgere chi non si è mai avvicinato a questo genere letterario. Anche se riteniamo impossibile che ci sia qualcuno che non ha mai letto un giallo o un libro poliziesco o non ha mai guardato in tv una fiction che ti tiene con il fiato sospeso, un thriller, siamo convinti che ci sia sempre qualcuno curioso, appassionato lettore e allora se amate i gialli, i racconti del brivido, ma non avete tempo di leggere ecco che noi Club del Giallo insieme a Radiogeronimo abbaimo avuto un’idea: leggere i gialli in radio! Vi piace? Noi crediamo di sì e così da oggi 3 maggio Chiara Foianesi leggerà un racconto scritto da Davide Savorelli e pubblicato da Apice Libri in occasione della prima edizione del concorso Giallo fiorentino dedicato a Luca Bandini.

Oggi pomeriggio 3 maggio, su Radio Geronimo, alle 18, primo appuntamento con il brivido di Giallo Geronimo, in collaborazione con il Il Club del giallo, con audioletture da “vivere” in radio. Se non ce la fate ad ascoltarlo in diretta potete sempre scaricare il podcast quando volete.

Se poi volte ascoltare il Club del Giallo con proposte di letture e curiosità l’appuntamento è ogni mercoledì alle 10.30 su Radiogeromimo…

Buon ascolto

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Sarà in libreria dal 22 febbraio  “Chi di spada ferisce” di Giorgio Serafini Prosperi, NNE editore.

La trama. Dopo aver brillantemente risolto un caso difficile ed essere uscito da una tumultuosa storia d’amore, l’ex commissario Adriano Panatta ha bisogno di rimettersi in sesto. Ma una notizia di cronaca ascoltata alla radio sconvolge i buoni propositi. Un amico d’infanzia, Lorenzo Landolina, sacerdote impegnato nel sociale, è stato arrestato per un crimine mostruoso, imperdonabile, nei confronti di un ragazzino.  Adriano non può ammettere che l’amico sia colpevole, neanche quando le prove contro di lui si saldano una dopo l’altra. Ma una parte di sé è attraversata dal dubbio. Quanto conosce davvero Lorenzo? Cosa c’è dietro i suoi continui viaggi in Africa, l’impegno nelle periferie, i contatti con le alte gerarchie del Vaticano? E che senso ha l’amicizia, se rimane fissata nel tempo come una foto sbiadita, troppo debole per resistere ai pregiudizi?

Dopo Una perfetta geometria, torna l’eroe anomalo di Giorgio Serafini Prosperi, in un giallo che indaga i luoghi più oscuri dell’animo umano, dove la colpa diventa violenza, anche verso se stessi, e la paura sfocia nel tradimento. 

Questo libro è per chi sogna di guidare una vecchia Citroën ds sulla via del Mare, per chi si iscrive in palestra ogni anno per cambiare il corpo e la direzione, per chi non riesce a smettere di fischiettare Happiness is a warm gun ogni volta che la ascolta, e per chi sente di aver finalmente ricacciato il suo mostro nell’ombra impedendogli di divorare il tempo e gli affetti. 

Giorgio Serafini Prosperi nasce a Roma e debutta come attore teatrale all’età di dieci anni. Da allora ha scritto per il teatro (Premio Flaiano 1991 e 2001), la televisione, il cinema. È regista teatrale e documentarista. Da qualche anno è inoltre Mindfulness Counselor e si occupa di aiutare le persone con problemi di peso a ritrovare il piacere di mangiare in modo sano e consapevole. Sogna da sempre di scrivere una biografia di Adriano Panatta, e non essendo ancora riuscito a farlo, ha chiamato così il pro-tagonista dei suoi romanzi. Per NNE ha già pubblicato la prima inchiesta dell’ex commissario Panatta, Una perfetta geometria.


Si chiama “So tutto di te” il libro di Clare Mackintosh ed è uscito in questi giorni di gennaio edito da DeA Planeta con la traduzione di Chiara Brovelli.

L’autrice sarà in Italia in tre date: il 31 gennaio a Roma, il 1 febbraio a Milano e il 2 febbraio a Suzzara al Festival NebbiaGialla.

Trama

È il solito viso stanco quello che Zoe Walker, madre quarantenne e divorziata di due figli, intravede riflesso nel finestrino del treno che la sta riportando a casa. È un venerdì come tanti e, dopo un’intera settimana trascorsa ad assecondare un capo difficile, tutto ciò che desidera è accoccolarsi tra le braccia del nuovo compagno, Simon. Ma mentre, impaziente e distratta, sfoglia una copia della London Gazette, la sua mano si blocca di colpo. Perché il volto di donna che pare fissarla da quelle pagine gualcite, un po’ fuori fuoco ma inconfondibile in mezzo alle immagini equivoche delle hotline a pagamento, altri non è che il suo. E se i famigliari insistono che debba trattarsi di un errore o di uno scherzo, lei non può fare a meno di restarne turbata, anche quando l’indirizzo web che accompagna la foto si rivela inesistente. Ma le brutte sorprese, per Zoe, sono appena cominciate. Ben presto, infatti, sullo stesso giornale appare la foto di una sconosciuta, corredata dalla solita scritta: findtheone.com. Pochi giorni e la poveretta viene ritrovata morta alla periferia di Londra, vittima di un killer senza nome. Nessuno, nelle forze dell’ordine o in famiglia, sembra disposto a credere che tra questo episodio e gli oscuri annunci della Gazette possa esistere un legame. Ma mentre il conto delle vittime sale inesorabile, il sospetto che quella di Zoe non sia semplice paranoia si fa strada nella mente dell’agente Swift, abile e impulsiva detective in cerca di riscatto. Personaggi appassionanti, verosimiglianza, e una tecnica infallibile nell’architettare i più astuti colpi di scena: sono queste le doti che è impossibile non riconoscere a Clare Mackintosh. Parola di Paula Hawkins, Fiona Barton, Jojo Moyes, Lee Child. E di molti altri ancora.


Arriva in libreria la quarta indagine dell’investigatore privato Galeazzo Trebbi. “Il bibliotecario di via Gorki” è la nuova avventura dell’investigatore Trebbi creato dalla penna di Massimo Fagnoni (Fratelli Frilli editori). La trama. La scomparsa di un ambulante nordafricano sembra non interessare a nessuno. Solo il bibliotecario di via Gorki se ne preoccuperà dando l’allarme che sarà raccolto dall’investigatore Galeazzo Trebbi che con l’aiuto della polizia porteranno l’indagine verso verità nascoste tra le pieghe di una città annoiata e fredda dove nessuno è davvero innocente e nulla è realmente come appare. Dopo il buon successo di “Bologna non c’è più’ ” e “Il giallo di Caserme Rosse” Massimo Fagnoni spinge la narrazione e il suo protagonista in territori attuali e scomodi di disagio, emarginazione, odio e razzismo.


Se dovessi definire in breve, come con una iconcina di FB, il mio attuale stato d’animo chiederei aiuto a Eugenio Montale: questo solo oggi posso dire, ciò che non sono, ciò che non voglio. E quindi, altrettanto in breve: non sono cinefila, e quindi non sono amante né dei “sequel” né dei “prequel”, intendendo per questi ultimi «un racconto o film il cui contenuto intende proporre gli antefatti di una storia facente parte di un ciclo». Non sono una frequentatrice assidua di Agatha Christie (ma delle serie Tv sì) e quando leggo un giallo non sto lì a scervellarmi dalla prima pagina sul presunto colpevole. Non mi piace leggere i libri con le note in calce, mi fanno perdere il filo e la pazienza.

Ma allora perchè mi stanno piacendo i libri che Hans Tuzzi (pseudonimo coltissimo del milanese Adriano Bon, “scrittore raffinato, dandy, bibliofilo, editore, autore di gialli di culto, come lo ha definito un popolare tabloid,) ha dedicato al personaggio di Neron Vukcic?

Perchè di “prequel” senza dubbio si tratta, essendo Neron niente altro che una versione giovanile del più celebre Nero Wolfe di Rex Stout. Nella trilogia a lui dedicata (Il Trio dell’arciduca, Il sesto Faraone, Al vento dell’Oceano) Tuzzi la mette a fuoco lentamente. Nel primo romanzo un giovanissimo Neron, già corpulento, già buongustaio, già amante delle camice e delle vestaglie giallo canarino, delle orchidee, e già terrorizzato dalla folle velocità delle automobili che si aggirano nelle strade d’Europa nel 1914, svolge incarichi come agente segreto imperialregio fino a intrecciare la sua attività, tra Istambul, Vienna, Trieste e Sarajevo, con i torbidi intrighi che porteranno, nel giugno di quell’anno, al fatale attentato.

Nel secondo Alessandria d’Egitto fa da esotico sfondo all’esistenza dorata di una comunità cosmopolita, decisa a vivere in tutti i sensi e con tutti i sensi un dopoguerra inquieto e irrisolto (siamo nel 1921), all’ombra delle piramidi e dei mercanteggiamenti segreti di reperti antichi, di droga e di armi. Il Neron di Tuzzi sta decisamente precipitando nella sua più classica silouette: sempre più monumentale ed ingordo, tracannatore di birra, attaccato al denaro, già deciso nella sua carriera di investigatore e già convinto che il suo futuro sarà altrove, all’ombra dei grattacieli del Nuovo Mondo.

Il terzo è un claustrofobico racconto ambientato nel 1926 su un lussuoso piroscafo in rotta per l’America e anche in questo caso i protagonisti sono esemplari del bel mondo opulento ed affaristico che incrocia i suoi destini tra Europa e Stati Uniti. Ormai Neron sa letteralmente dove sta andando, nella casa che il suo committente gli promette se avrà successo nello scovare l’ennesimo omicida, la brownstone al civico 454 della 35esima strada Ovest di New York. L’identificazione ormai è perfetta (o quasi), il ciclo può concludersi.

Sta di fatto che una certa atmosfera agathachristiana aleggia davvero in questo coltissime pagine, nonostante in uno dei volumi l’autore riservi un accenno un po’ beffardo all’allora esordiente autrice di “The Mysterious Affair at Styles”. Clienti d’alto bordo, alberghi e transatlantici di lusso, trame che miscelano sapientemente l'”alto” e il “basso” della storia, fascinose e dettagliate descrizioni ambientali, di piazze, strade, mercati, e molti obliqui ma non impenetrabili riferimenti alla storia vera, quella con la S maiuscola. Scrittura ricca, impeccabile.

Una avvertenza: se volete cimentarvi nella lettura tenete un iphone, un tablet o un computer a portata di mano. Perchè note non ce ne sono, ma in certi passaggi per capire parole e riferimenti (una marca di orologio, un tipo di seta, una citazione, un cibo certamente raffinatissimo ma del tutto enigmatico) ci vuole Google.

E adesso sono pronta per il primo, forse più noto “eroe” di Tuzzi, il commissario Norberto Melis.

Susanna Cressati


Libri cartacei, libri elettronici (e-book) e audio-libri: si può aprire il dibattito su chi si schiera a favore dell’uno o dell’altro. Personalmente credo che non ci debbano essere “schieramenti”, ma una convivenza utile perché l’importante è leggere. E poiché leggere è un bene comune è bene che tutti possano farlo. Perché abbiamo deciso di affrontare questo tema? Per due motivi: ci piace parlare di libri in tutte le loro forme e perché lo spunto è arrivato da una lettrice del blog, che ringraziamo, Elena Brescacin.

Ecco la lettera di Elena Brescacin che pubblichiamo.
“Stavo cercando in internet dei blog e community per poter avere notizie su questo genere letterario, la cui passione per me c’è stata da sempre, ma problemi oggettivi mi hanno costretto a reprimerla per diversi anni, infatti sono una persona non vedente dalla nascita e, mi potranno raccontare quello che vogliono i miei “colleghi” di disabilità ma è una tortura domandare in prestito degli audiolibri sui servizi appositi per disabili, libri letti da chissà chi, gente che manco sa leggere… per leggerti un’ultima uscita ti tocca aspettare il buon cristiano che lo legga e lo manda ai servizi di volontariato. Beh, anche no.
Finalmente da qualche anno sono usciti gli store digitali; certo la sintesi vocale dello smartphone non è il massimo per leggere, ma almeno sai che è una macchina e quando non capisci ti fermi e leggi riga per riga o attacchi il braille bluetooth e chiuso il discorso; però fino a pochi mesi fa, anche per leggere con lo smartphone, dovevo sempre mettermi in modalità aereo -ribattezzata modalità lettura-perché quando leggevo e arrivava una notifica, mi interrompeva la lettura, un po’ come quando sei concentrata a leggerti un bel libro in santa pace e ti arriva uno sbattendo la porta, stile Catarella del
commissario montalbano “la porta mi scappò!” e al chiunque che mi manda un whatsapp o un messaggio mentre leggo o peggio telefona, mio ragazzo compreso, gli avrei riservato lo stesso trattamento che Jeffrey Dahmer riservava ai ragazzi che incontrava. Giusto per dare l’idea.
Ecco: da febbrail 2017 finalmente è arrivato il parametro “screen reader supported” di kindle -che non è il text to speech “da testo a voce” è qualcosa di diametralmente opposto-, e finalmente col mio computer ultraportatile con windows 10, un miniPC da neanche cento euro, utilizzato solo come lettore, mi posso leggere quello che mi pare, dato che kindle con l’iphone non mi piace gran che, mi costringe a usare una voce che non voglio usare e a tenere sbloccato lo schermo mentre legge.
E a giugno mi sono pure fatta un regalo, un bel tablet fire 7, e adesso non c’è modalità aereo che tenga, perché il tablet è solo
lettore. E i segnalibri me li imposta in automatico così passo dal fire al mini pc e viceversa. E allora, finalmente, ho potuto andare in libreria sul kindle store e farmi una bella scorta di gialli; adesso ho in lista uno che si chiama “il figlio della notte”, di Maureen Jennings, più tutta la serie di Karin Slaughter, ma quella me la ha data un’amica in formato digitale solo testo.
Per fortuna ce ne sono diversi di libri in ebook, ma purtroppo non tutti lo sono, la comodità di avere in tasca una scatoletta rettangolare che ti può contenere più di mille libri è qualcosa che sognavo fin da quando ero piccolina e certi lussi non me li potevo permettere.
Ora, come tutti gli appassionati che si rispettino, sto davvero cercando delle realtà di blog e community per poter avere tutte le
novità in materia gialli e thriller, per potermi confrontare sui migliori, io per esempio sono più appassionata a quelli che coinvolgono medici legali o polizia scientifica, oppure i serial killer; quelli troppo psicologici che raccontano troppo quel che pensa questo o quello, o quelli di spionaggio, un po’ mi annoiano. Poi pure ho l’app good reads, anche là trovo abbastanza recensioni e roba buona!”

 


“Il bosco di Mila” di Irma Cantoni (Ed. Libro/mania) Brescia. Durante una gita nel bosco di Mompiano poche ore prima della notte di Santa Lucia, che qui ha molte tradizioni, viene rapita Mila una bambina nipote di Manlio Morlupo ricco ed influente personaggio della zona. Sparisce anche Xixi una compagna di classe di Mila. Le indagini vengono affidate al capo commissario Vittoria Troisi che si trova in questa ricca città perché vi è stata trasferita da Roma, sua citò natale, dopo un grave incidente. La donna, dalla personalità complessa in un ambiente che sente estraneo,  accetta l’incarico guidata dal suo fantasma e sempre con il giovane agente Mirko Rota.
Si scoprono così vicende torbide nella famiglia Morlupo e situazioni di vendette e rancori che risalgono addirittura alla seconda guerra mondiale e anche agli anni di piombo. Questo è il libro di Irma Cantoni “Il bosco di Mila”, un crescendo di colpi di scena ed emozioni che coinvolgono il lettore fino all’ultima pagina.