Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

 

1488, Ducato di Urbino: sta montando una congiura ordita dal conte Foschieri ai danni del signore legittimo, Guidobaldo da Montefeltro, figlio del grande Federico immortalato da Piero della Francesca. Riuscirà il giovane duca – colto, raffinato, intelligente ma ancora insicuro riguardo alle sue capacità di governare – a sventare il pericolo? Elena e Michela Martignoni, autrici di un fortunatissimo ciclo di romanzi dedicato ai Borgia, dipanano la vicenda con grande abilità assicurando al lettore, come viene anticipato dalla copertina, “veleni e congiure, magie e amori alla corte di Urbino”. Ma non si tratta, è bene sottolinearlo subito, di elementi “incorporati” a forza nel racconto per fabbricare un feuilleton in salsa rinascimentale, tutt’altro. La ricostruzione storica è rigorosa, fornisce un quadro ricco e vivace della vita del Ducato, che diventa – per la prima volta, ne siamo quasi sicuri – materia per un romanzo di ampio respiro. E in questo quadro si allunga l’ombra sinistra del “Malleus maleficarum” il famigerato testo di due domenicani tedeschi Institor e Sprenger, composto a partire dal 1484 e destinato a diventare uno degli elementi di discrimine riguardo alla storia stregoneria: durante quasi tutto il Medioevo le cosiddette pratiche stregonesche erano considerate dalla Chiesa superstizioni pressoché innocue; dalla fine del Quattrocento si parla di “eretica pravità”, di pericolose alleanze col demonio da snidare e punire in modo inflessibile. Rischia di fare le spese di questa nuova, terribile mentalità, Deodata, autentica protagonista del romanzo, profonda conoscitrice delle proprietà terapeutiche delle erbe, nonché amante del potente Ottaviano degli Ubaldini, tutore del duca fino alla maggiore età. Ma accanto a questo complesso personaggio, emergono altre figure femminile che danno un contributo decisivo all’intreccio della vicenda: Elisabetta Gonzaga, moglie di Guidobaldo, e le figlie del conte Foschieri: la coraggiosa, ribelle Leonetta e la riflessiva, in apparenza docile, Orsina. Donne fatte oggetto di varie forme di costrizione se non addirittura di tremende violenze, ma che non abbassano la testa. È grazie soprattutto a loro che le autrice ordiscono un trama dagli intriganti risvolti storici, regalando al lettore agnizioni, sorprese, un ritmo incalzante fino al colpo di scena finale, che si consuma praticamente nell’ultima pagina. Girandola di “effetti speciali”? Ma vivaddio, ben vengano! Il malleus, il martello, dovrebbe essere riservato oggi a chi fa addormentare il lettore, o è incapace di suscitare la benché minima curiosità.Martignoni il duca.jpg



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