Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

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L’accostamento può sembrare azzardato, ma lo Chablis, il noto vino bianco francese da uvaggi Chardonnay, ultimamente è una presenza costante nella letteratura gialla. Si tratta di solito di bottiglie importanti che vengono stappate in occasioni speciali e che, in qualche modo, rendono protagonista questo prodotto enologico della Borgogna. Servito obbligatoriamente ghiacciato, accompagna incontri e appuntamenti che di solito cambiano il corso della narrazione.

Tre esempi per suffragare l’ipotesi di questo connubio tra investigatori e Chablis. Il primo è sicuramente quello più classico, ovvero le avventure di Pepe Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán. La serie, pubblicata in Italia dall’editore Feltrinelli, vede l’investigatore privato che si confronta a più riprese con questo vino, che rappresenta per lui fonte d’ispirazione e degno accompagnamento per le sue spericolate imprese gastronomiche.

Infatti Pepe Carvalho, tra le altre cose, è anche un raffinato gourmet e uno chef provetto. Nel romanzo “Tatuaggio”, il secondo della serie, si trova: “Ogni volta che scendeva in cantina, sollevava con cura le tre bottiglie di Chablis che lasciava riposare per la cena di crostacei di Natale. Era lo Chablis il suo vino bianco preferito”. Ma se questa è la prima apparizione, in altri romanzi lo troviamo al centro della narrazione. Ad esempio ne “I mari del Sud”, lo Chablis accompagna delle melanzane gratinate con  gamberi e prosciutto. E siccome il protagonista cucina sempre porzioni gigantesche, una volta finita la preparazione e assaggiato il prodotto finale, il tutto finisce giù per il wc. Bere ed eseguire ricette è il modo che Pepe Carvalho adotta per riflettere sui casi. Ne “La solitudine del manager” un personaggio ambiguo ma di alto profilo, sostiene che lo Chablis è l’unica bevanda adatta per trascorrere il tempo che intercorre tra un pasto e l’altro. E Pepe Carvalho approva, perché lui vive per mangiare!

Il secondo esempio è più vicino nel tempo e nello spazio. Nell’ultimo romanzo di Gigi Paoli, “Il rumore della pioggia” pubblicato da Giunti, il protagonista, il giornalista Carlo Alberto Marchi, viene invitato da due personaggi importanti per delle rivelazioni scottanti. L’appuntamento è per un aperitivo sulla terrazza del Westin Excelsior di piazza Ognissanti a Firenze. Dal roof garden si gode di una vista eccezionale e, guarda caso, il cronista di giudiziaria sorseggia qualche calice di Chablis mentre ascolta informazioni che potrebbero garantirgli lo scoop della sua vita. Tuttavia dovrà tacerle e non potrà scriverle: la peggiore disgrazia immaginabile per un giornalista! Da ultimo, ma non meno importante, lo Chablis compare a fare la parte del leone anche nell’ultimo lavoro di John Grisham, “Il caso Fitzgerald”, pubblicato da Mondadori. Non si tratta di uno dei  legal thriller a cui ci ha abituato l’autore, ma di un viaggio nel torbido mondo del collezionismo dei libri e nel mercato sotterraneo delle prime edizioni e dei manoscritti originali. Il romanzo si avvicina più a una spy story anomala e a un noir che non a un giallo classico: un furto clamoroso nella biblioteca dell’università di Princeton dà il via all’azione, che si concentrerà nel tentativo di recuperare gli originali dei romanzi di F. Scott Fitzgerald, assicurati per 25 milioni di dollari. Ambientato in Florida, o meglio sull’isoletta immaginaria di Camino Island, i protagonisti sono librai e scrittori, editori e critici che, nelle loro serate, indulgono appunto in abbondanti libagioni di Chablis freddissimo. Insomma non c’è che dire: questo vino rappresenta da qualche tempo un must nella letteratura gialla e quindi non rimane che provarlo per sentirsi parte delle atmosfere delle storie che ci piace tanto leggere. Senza esagerare, ovviamente!

David Savorelli


“La prima moglie (Rebecca)” di Daphne Du Maurier è il consiglio di lettura che ci propone Donatella Fabbri.

“Questo  titolo, che porta il nome “Rebecca” tra parentesi e posizionato sotto “La prima moglie,” è quello usato dall’edizione del 1967 nella collana Oscar Mondadori.  Come vedete, per regalarvi un brivido in un agosto che si preannuncia caldissimo, ho scelto un classico del 1938  rivisitato nel 1940 da una notevole  trasposizione cinematografica in bianco e nero di Hitchcock, con Laurence Olivier e Joan Fontaine. Il film, dove Hitchcock decise di mantenere senza nome la protagonista così come accade nel romanzo della Du Maurier, conquistò due Oscar. Sicuramente più banale la fiction Rai del 2008 con Alessio Boni e Cristina Capotondi sovrastati dalla splendida interpretazione di Mariangela Melato nell’inconsueto ruolo di “cattiva”, la tetra signora Danvers, anima nera della storia.

La trama è piuttosto nota: una giovane, ingenua ragazza che si guadagna da vivere facendo la dama di compagnia – è lei che racconta in prima persona – incontra a Montecarlo il ricco, maturo e tormentato Max de Winter: rapido quanto inaspettato matrimonio e trasferimento della coppia nella residenza avita di Manderley, in Inghilterra, in mezzo al lusso e a uno stuolo di servitù. Peccato che l’ombra della prima moglie di Max, Rebecca, la bellissima e splendente Rebecca, affascinante e apparentemente perfetta in tutto, domini ancora incontrastata e l’inesperta sposina si senta del tutto inadeguata nel ruolo di signora del castello. Due colpi di scena finali anzi tre, il terzo nell’ultima pagina. Anche se rallentato da lunghe descrizioni d’ambiente, riflessioni personali dell’io narrante e abbondante aggettivazione, è ancora un bel giallo che coinvolge. Magari vi viene voglia di rileggerlo….. o di leggerlo per la prima volta. Buon Ferragosto e buone vacanze a tutte le amiche e gli amici del Club del Giallo. Donatella Fabbri”


“La scommessa del centravanti” è il libro di Daniele Grillo Valeria Valentini pubblicato da Fratelli Frilli Editori.
La quarta indagine del commissario Elia Marcenaro stavolta è alle prese con un omicidio avvenuto nel mondo del calcio genovese.
Al fischio finale di una partita al Luigi Ferraris di Genova, il centravanti soprannominato l’Alchimista per le magie con il pallone compiute nei campi da gioco viene assassinato. Marcenaro verrà catapultato in una realtà che fino a quel momento era abituato a seguire svogliatamente scorrendo le pagine dei giornali.
Dopo il buon successo de “L’inedito di De Andrè” (Fratelli Frilli Editori 2016) la oramai collaudata coppia di scrittori genovesi si mette alla prova con un romanzo giallo ambientato nel mondo del calcio.
La trama. Il talento uruguaiano Cardanyo è spompato da un paio di giornate, il Chiavari alla prima stagione in A annaspa come sempre e il vice allenatore preme col mister per dare un’opportunità a quella punta pescata da una serie minore nel mercato di riparazione. È il momento dell’esordio del non più giovane Roberto Galanti, e l’inizio di una parabola che porterà la terza squadra ligure a giocarsi una miracolosa salvezza sparigliando i piani di altri club. Ma dopo un epico match contro la capolista allo stadio Ferraris di Genova, il centravanti soprannominato l’Alchimista per le magie confezionate dal calcio d’angolo viene assassinato. Marcenaro dovrà allora concentrarsi sul caso dello stadio di Marassi, delegando al vice Solani il compito di trovare il modo di acciuffare l’inafferrabile serial killer degli animali. Intanto, nell’appartamento del commissario a Capo Santa Chiara, gli occhi della piccola Eleonora Giulia sono ancora spenti. Lo sono da quando un gruppo di terroristi mutò per sempre l’ordine naturale delle cose, lasciandola sola sulla spiaggia di Saint Malo tormentata dalla burrasca.

Daniele Grillo nasce a Genova il 7 gennaio 1979. Laureato in Giornalismo, editoria e comunicazione multimediale, da più di dieci anni racconta la sua Liguria sulle pagine de Il Secolo XIX.

Valeria Valentini nasce a Genova il 10 giugno 1978. Una laurea in Chimica, lavora all’Asl come micologa e ispettore di Igiene.

Il loro romanzo d’esordio, L’isola delle chiatte (II ed.), è stato pubblicato da Fratelli Frilli Editori nel 2012. La seconda indagine del commissario Marcenaro, Il dolore del fango (2014), ha meritato il Marchio Microeditoria di Qualità all’omonima rassegna di Chiari. L’inedito di De André, uscito nel 2016, è stato ristampato due volte a pochi mesi dall’uscita. Dalla penna di Daniele Grillo è nato anche il personaggio del maresciallo Corrado Pacone, protagonista dei racconti Il cielo capovolto e i La casa delle bambole, entrambi segnalati al concorso Gialli sui laghi e pubblicati nelle due antologie Delitti di lago e Delitti di lago vol. 3, editi da Morellini (2014 e 2017). La prima delle due indagini è al centro del progetto per la realizzazione di un cortometraggio ambientato sul lago di Mergozzo (regia di Ildo Brizi, assistenza alla produzione di Ambretta Sampietro).


Il nuovo thriller di Jean-Christophe Grangé sarà in libreria per Garzanti a partire dal 5 ottobre 2017, ma per tutti gli estimatori il nuovo e attesissimo seguito de Il rituale del male è disponibile in anteprima in e-book a puntate ogni giovedì a partire dal 20 luglio su tutti i principali Store. Dodici appuntamenti da non perdere per dodici settimane consecutive. I primi due episodi si potranno scaricare gratuitamente, quelli successivi invece potranno essere acquistati al prezzo di 0,99 euro ciascuno. Dopo Il rituale del male, torna l’Uomo Chiodo, uno dei personaggi più inquietanti di Jean-Christophe Grangé, in una sfida senza via d’uscita. Ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni, che vi lascerà col fiato sospeso fino all’ultima pagina.


C’è chi ama mangiare in silenzio, chi si arrangia come può, c’è poi chi preferisce sedere ad un tavolo e degustare la cucina tradizionale con lentezza, chi, invece, si accorge solo quando torna a casa di avere il frigo vuoto. Come si alimentano i detective dei romanzi polizieschi? Beh, c’è chi lo fa con gusto come Montalbano, Maigret, Nero Wolfe, Soneri o come Pepe Carvalho, chi per necessità come Rocco Schiavone che trasferito ad Aosta è alla ricerca del tramezzino perfetto, chi non ci fa caso e beve solo caffè nonostante la sua colite come l’ispettore Sarti oppure l’ispettore Coliandro che quando torna a casa si trova sempre con la pizza surgelata da scaldare. Molti di loro, i detective, amano mangiare, ma di certo tutti loro non ingrassano. E’ il bello di essere un personaggio di carta, ahimè! Di cosa mangiano, e di quanto mangiano, i detective dei romanzi gialli ne abbiamo parlato sabato 22 luglio alla Festa sociale di Carraia insieme a Riccardo Parigi che ha tracciato un simpaticissimo riassunto dei gusti alimentari del Commissario Montalbano e poi ci ha raccontato curiosità e aneddoti sui diversi personaggi polizieschi italiani, mentre Stefano Innocenti, medico di base, ha analizzato l’alimentazione dei detective più famosi dei romanzi gialli e ci ha fornito informazioni su una corretta alimentazione.

Mentre il Club del Giallo parlava di alimentazione, la Festa sociale ha preparato un gustoso menù ispirato a Montalbano con arancini e pasta alle sarde.

 


Ecco alcuni consigli di lettura di Riccardo Parigi.

D. Preston & L. Child, La stanza di ossidiana, Rizzoli 2017.

Sono passati quasi trent’anni da quando D. Preston e L. Child hanno inventato il personaggio dell’agente federale Aloysius Pendergast, autentico dandy dell’FBI, appartenente a una delle famiglie più ricche della Lousiana (e, a dire il vero, con una genealogia di antenati da fare rizzare i capelli). Con Relic i due autori seppero creare un genere che contaminava in modo intelligente horror, fantastico e poliziesco; riuscirono a fondere elementi tipici di S. King e di M. Crichton. Col passare del tempo la vena si è un po’ appannata e le storie rischiano di farsi sempre più improbabili e lambiccate. È il caso dell’ultimo romanzo, La stanza di ossidiana dove Diogenes Pendergast – gemello del poliziotto, geniale al pari di lui ma sadico e votato al male – subisce un’incredibile conversione, vuole cambiare vita e legare a sé Costance Greene – altro importante personaggio della serie – portandola in un fantasmagorico palazzo che ha fatto costruire su un’isoletta non lontana da New York. Peccato che, nonostante questo tardivo ravvedimento ( ha tentato per anni di far fuori l’odiato fratello), continui ad utilizzare metodi non ortodossi: per realizzare i suoi sogni d’amore con la Greene ricorre ai servizi di una terribile psicopatica, Flavia; e per allontanare Proctor – la fedele  ed efficiente guardia del corpo di casa Pendergast – mette su un complicatissimo depistaggio (che dura più di settanta pagine) col quale spedisce  il povero ex militare al centro del deserto del Kalahari! Insomma un pasticcio, che rischia di deludere anche i lettori più appassionati della serie. Siamo lontani dalle atmosfere piene di tensione e di mistero di Relic, Reliquiary o Nature morte.

Lucia Bruni, Le pianelle di Masaccio, Flaccovio 2017.

S’intitola Le pianelle di Masaccio il quarto romanzo che vede come protagonista la giovane contadina Esterrina. Siamo nell’estate del 1899 a Querciaia, felice invenzione di Lucia Bruni (la quale si  è ispirata  al suo Quinto Fiorentino). Querciaia è un piccolo paese che ha connotati particolari: appartiene alla campagna, la sua gente lavora per lo più a mezzadria, ma forti sono i legami con Firenze, non molto distante, e con Sesto Fiorentino, una cittadina dove si è sviluppata una fiorente attività manifatturiera. Tutto ciò rende perfettamente plausibile la figura di Esterrina, una vivace ragazza sedicenne, adottata da una famiglia contadina quando aveva appena un mese, che sfodera numerosi talenti: l’intelligenza,   l'”orecchio assoluto”,  l’amore per la musica, per l’arte, nonché la passione verso la lettura ( di De Amicis ad esempio preferisce, allo stucchevole Cuore, lo stuzzicante Amore e ginnastica). Per gli abitanti di Querciaia lei è la “diversa”, la Stramba:  questo il suo soprannome, in cui c’è tutta la fulminante ironia dei popolani, ma  anche una punta di ammirata considerazione.  Grazie infatti  al suo acume – e alla sua capacità di fronteggiare i compiti che le assegna lo “zio” Agostino, l’inflessibile “capoccia” della famiglia Bruschi – la giovane dà un contributo alla soluzione di misteri o situazioni molto delicate: in questo caso l’improvvisa scomparsa di una sua amica, Tosca.

Come nei romanzi precedenti Lucia Bruni è bravissima nel restituirci l’autentico senso delle stagioni per i contadini di fine Ottocento. E magistrale è la ricostruzione del vernacolo, del parlato di Querciaio (non a caso questi romanzi hanno suscitato l’interesse anche di studiosi della Crusca). Certo, il lettore affezionato al coro di pettegole guidato dalla corifea Velia,  e a Querciaia,  non può pensare che l’avventura di Esterrina termini con l’esaurirsi delle quattro stagioni che hanno fatto da sfondo ai quattro romanzi finora pubblicati. Ci può essere una nuova stagione, magari quella del nuovo secolo che è alle porte. La stagione in cui il lettore saprà finalmente perché Esterrina, la Stramba, si chiami in realtà Eleonora Maria Caterina: il nome ricamato sul suo corredino quando venne affidata alle cure della famiglia Bruschi…


A Rocco Schiavone (il vice questore creato da Anotnio Manzini) piacciono i tramezzini, ma non quelli che si trovano ovunque, quelli veri, quelli che si trovano a Roma; Montalbano è un buongustaio e ama cibarsi di piatti a base di pesce gustandoli in silenzio, mentre Pepe Carvalho è un vero chef, e poi c’è quel gourmet di Nero Wolfe per il quale il momento del pasto è un rito da consumare con lentezza, per l’Ispettore Antonio Sarti (creato da Loriano Macchiavelli) l’essenziale è che ci sia il caffè che consuma senza risparmiarsi e senza curarsi della colite, mentre Petra Delicado ama sorseggiare buon vino quando torna a casa, Maigret, invece, ha la fortuna di avere in cucina la signora Maigret che cucina deliziosi manicaretti e poi c’è Sherlock Holmes che, beh, lui non mangia mai! Insomma i personaggi, i detective, dei libri gialli, soprattutto quelli di ultima generazione amano stare gustare il cibo. “In cucina con i detective: da Maigret a Montalbano” è il titolo dell’incontro organizzato dal Club del Giallo proposto sabato 22 luglio alle 21 alla Festa sociale di Carraia a Calenzano. Saranno presenti: il medico Stefano Innocenti e gli scrittori Riccardo Parigi e Nicola Ronchi intervistati da Elena Andreini e Sandra Nistri.

La scorsa settimana, il 15 luglio, il Club del Giallo è stato ospite della Festa sociale di Carraia per parlare di Giallo di provincia: il territorio raccontato dalle storie poliziesche. Un incontro al quale hanno partecipato gli scrittori Luigi Bicchi, Filippo Canali e Davide Savorelli. Nella serata è stata analizzata la capacità della letteratura poliziesca di raccontare il territorio, soprattutto quello della provincia, e di come attraverso la storia “gialla” si riesca a mostrare quegli aspetti apparentemente nascosti presenti nei territori meno conosciuti, ma anche come grazie al racconto di genere alcuni luoghi poco frequentati sono diventati mete di turisti. E’ il caso di Camilleri che con il Commissario Montalbano e la sua immaginaria Vigata ha portato molti turisti a Porto Empedocle e nella provincia di Ragusa dove è stata girata la fiction oppure il caso di Pineta, altro luogo immaginario, dove Malvaldi ha ambientato le storie dei “vecchietti detective” e che corrisponde a Vecchiano. Insomma i gialli possono diventare anche guide turistiche per la promozione del territorio.