Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

Riescono quelle operazioni editoriali in cui uno scrittore contemporaneo ripropone qualche celebre personaggio del poliziesco o del noir? Mah, dipende…Convince poco il James Bond di Deaver, mentre Don Winslow supera il “maestro” ridando vita al letale agente Nicholaj Hel in “Satori”. Non parliamo poi della valanga di “apocrifi” sherlockiani che possono riempire la Fossa delle Marianne. In questo caso c’è di tutto e di più: una vestale del Canone è arrivata a inscenare lo scontro tra Holmes e il conte Dracula, nella brughiera inglese. Elementare Vlad…
Uno dei tentativi più riusciti è, a nostro avviso, quello del bravissimo Hans Tuzzi. Ne “Il trio dell’Arciduca” (Bollati Boringhieri 2014) compare una giovane, atletica, ma già corpulenta spia a nome Neron Vukvic, di origine montenegrina. Tuzzi crea una storia divertente, ricostruisce in modo ironico e magistrale il mondo dell’intelligence poco prima dell’attentato di Sarajevo: un mondo fatto di persone che si credono furbissime e che producono disastri immani. Neron “figlio di lupo” si rivela un ottimo segugio ma anche un uomo dal formidabile appetito: nelle sue scorribande tra Trieste e Istanbul mangia tutto quello che gli ammannisce la cucina danubiana e turca. Non stupisce dunque che, vent’anni dopo, divenuto un celebre investigatore nella Grande Mela, si spacci per raffinato gourmet. Sì, dai, si spaccia, millanta: come può essere definito “gourmet” uno che assume uno chef svizzero e giudica il non plus ultra delle ricette le “Salsicce Mezzanotte” accompagnate da birra?

P.S.: è da poco uscita la seconda avventura di Neron (“Il sesto Faraone”, sempre per Bollati Boringhieri). Storia che ricalca i protocolli del giallo classico, della “golden Age”, con un soluzione dell’enigma un po’ “telefonata”. Ma anche qui troviamo l’estro straordinario di Tuzzi nel dipingere un’Alessandria d’Egitto del primo dopoguerra, multietnica e attraversata da mille tensioni.

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foto di Parigi Sozzi.


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