Non è facile, dal punto di vista narrativo, partire da situazioni immerse completamente nella dimensione del “quotidiano” e trasformarle, nel giro di poche pagine, in vicende cariche di estrema tensione e drammaticità. Non è facile, ma Donatella Fabbri ci riesce in questa raccolta di racconti intitolata Appuntamenti al buio. Storie di ordinaria follia (Apice Libri 2017). Ordinarie sono le vite dei protagonisti di questi testi, in apparenza destinate a svilupparsi senza scosse, sotto il segno di un’assoluta “normalità”. Ma solo in apparenza: a volta basta un innesco banale, un fatto imprevisto o mal calcolato per mettere in moto un’onda che rischia di sommergere i personaggi. L’innesco può essere dato da un padre a caccia di  vendetta nei confronti un piccolo spacciatore col codino; da una giovane mamma alla ricerca della “perfezione”, costretta ad accorgersi che la perfezione non è di questo mondo; da una donna anziana che, vivendo in solitudine, abbassa le difese,  non nutre più una qualche  diffidenza verso il prossimo; da un’adolescente fatta oggetto di cyberbullismo, desiderosa di ristabilire la verità sui suoi comportamenti. Come nella serie di romanzi che vede protagonista il commissario Alessandra Monti ( serie pubblicata dalla Fabbri tra il 2013 e il 2015 per la casa editrice Atelier) lo sguardo dell’autrice su queste vicende è fermo, lucido, amaro, senza alcuna concessione alla retorica dei buoni sentimenti o a finali “rassicuranti”. Il risultato, dal punto di vista della tensione narrativa, è notevole: il lettore rimane fortemente coinvolto, forse in modo assai più profondo che seguendo le gesta di serial killer al centro di tanta odierna letteratura di genere: assassini che, nella loro spasmodica ricerca di vertiginose efferatezze, risultano più ridicoli che spaventosi. (R.P.)

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