Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

Archivi del mese: luglio 2017

“La scommessa del centravanti” è il libro di Daniele Grillo Valeria Valentini pubblicato da Fratelli Frilli Editori.
La quarta indagine del commissario Elia Marcenaro stavolta è alle prese con un omicidio avvenuto nel mondo del calcio genovese.
Al fischio finale di una partita al Luigi Ferraris di Genova, il centravanti soprannominato l’Alchimista per le magie con il pallone compiute nei campi da gioco viene assassinato. Marcenaro verrà catapultato in una realtà che fino a quel momento era abituato a seguire svogliatamente scorrendo le pagine dei giornali.
Dopo il buon successo de “L’inedito di De Andrè” (Fratelli Frilli Editori 2016) la oramai collaudata coppia di scrittori genovesi si mette alla prova con un romanzo giallo ambientato nel mondo del calcio.
La trama. Il talento uruguaiano Cardanyo è spompato da un paio di giornate, il Chiavari alla prima stagione in A annaspa come sempre e il vice allenatore preme col mister per dare un’opportunità a quella punta pescata da una serie minore nel mercato di riparazione. È il momento dell’esordio del non più giovane Roberto Galanti, e l’inizio di una parabola che porterà la terza squadra ligure a giocarsi una miracolosa salvezza sparigliando i piani di altri club. Ma dopo un epico match contro la capolista allo stadio Ferraris di Genova, il centravanti soprannominato l’Alchimista per le magie confezionate dal calcio d’angolo viene assassinato. Marcenaro dovrà allora concentrarsi sul caso dello stadio di Marassi, delegando al vice Solani il compito di trovare il modo di acciuffare l’inafferrabile serial killer degli animali. Intanto, nell’appartamento del commissario a Capo Santa Chiara, gli occhi della piccola Eleonora Giulia sono ancora spenti. Lo sono da quando un gruppo di terroristi mutò per sempre l’ordine naturale delle cose, lasciandola sola sulla spiaggia di Saint Malo tormentata dalla burrasca.

Daniele Grillo nasce a Genova il 7 gennaio 1979. Laureato in Giornalismo, editoria e comunicazione multimediale, da più di dieci anni racconta la sua Liguria sulle pagine de Il Secolo XIX.

Valeria Valentini nasce a Genova il 10 giugno 1978. Una laurea in Chimica, lavora all’Asl come micologa e ispettore di Igiene.

Il loro romanzo d’esordio, L’isola delle chiatte (II ed.), è stato pubblicato da Fratelli Frilli Editori nel 2012. La seconda indagine del commissario Marcenaro, Il dolore del fango (2014), ha meritato il Marchio Microeditoria di Qualità all’omonima rassegna di Chiari. L’inedito di De André, uscito nel 2016, è stato ristampato due volte a pochi mesi dall’uscita. Dalla penna di Daniele Grillo è nato anche il personaggio del maresciallo Corrado Pacone, protagonista dei racconti Il cielo capovolto e i La casa delle bambole, entrambi segnalati al concorso Gialli sui laghi e pubblicati nelle due antologie Delitti di lago e Delitti di lago vol. 3, editi da Morellini (2014 e 2017). La prima delle due indagini è al centro del progetto per la realizzazione di un cortometraggio ambientato sul lago di Mergozzo (regia di Ildo Brizi, assistenza alla produzione di Ambretta Sampietro).

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Il nuovo thriller di Jean-Christophe Grangé sarà in libreria per Garzanti a partire dal 5 ottobre 2017, ma per tutti gli estimatori il nuovo e attesissimo seguito de Il rituale del male è disponibile in anteprima in e-book a puntate ogni giovedì a partire dal 20 luglio su tutti i principali Store. Dodici appuntamenti da non perdere per dodici settimane consecutive. I primi due episodi si potranno scaricare gratuitamente, quelli successivi invece potranno essere acquistati al prezzo di 0,99 euro ciascuno. Dopo Il rituale del male, torna l’Uomo Chiodo, uno dei personaggi più inquietanti di Jean-Christophe Grangé, in una sfida senza via d’uscita. Ancora una volta passato e presente, lontano e vicino, si confondono in un incubo di macabri rituali e lugubri rivelazioni, che vi lascerà col fiato sospeso fino all’ultima pagina.


C’è chi ama mangiare in silenzio, chi si arrangia come può, c’è poi chi preferisce sedere ad un tavolo e degustare la cucina tradizionale con lentezza, chi, invece, si accorge solo quando torna a casa di avere il frigo vuoto. Come si alimentano i detective dei romanzi polizieschi? Beh, c’è chi lo fa con gusto come Montalbano, Maigret, Nero Wolfe, Soneri o come Pepe Carvalho, chi per necessità come Rocco Schiavone che trasferito ad Aosta è alla ricerca del tramezzino perfetto, chi non ci fa caso e beve solo caffè nonostante la sua colite come l’ispettore Sarti oppure l’ispettore Coliandro che quando torna a casa si trova sempre con la pizza surgelata da scaldare. Molti di loro, i detective, amano mangiare, ma di certo tutti loro non ingrassano. E’ il bello di essere un personaggio di carta, ahimè! Di cosa mangiano, e di quanto mangiano, i detective dei romanzi gialli ne abbiamo parlato sabato 22 luglio alla Festa sociale di Carraia insieme a Riccardo Parigi che ha tracciato un simpaticissimo riassunto dei gusti alimentari del Commissario Montalbano e poi ci ha raccontato curiosità e aneddoti sui diversi personaggi polizieschi italiani, mentre Stefano Innocenti, medico di base, ha analizzato l’alimentazione dei detective più famosi dei romanzi gialli e ci ha fornito informazioni su una corretta alimentazione.

Mentre il Club del Giallo parlava di alimentazione, la Festa sociale ha preparato un gustoso menù ispirato a Montalbano con arancini e pasta alle sarde.

 


Ecco alcuni consigli di lettura di Riccardo Parigi.

D. Preston & L. Child, La stanza di ossidiana, Rizzoli 2017.

Sono passati quasi trent’anni da quando D. Preston e L. Child hanno inventato il personaggio dell’agente federale Aloysius Pendergast, autentico dandy dell’FBI, appartenente a una delle famiglie più ricche della Lousiana (e, a dire il vero, con una genealogia di antenati da fare rizzare i capelli). Con Relic i due autori seppero creare un genere che contaminava in modo intelligente horror, fantastico e poliziesco; riuscirono a fondere elementi tipici di S. King e di M. Crichton. Col passare del tempo la vena si è un po’ appannata e le storie rischiano di farsi sempre più improbabili e lambiccate. È il caso dell’ultimo romanzo, La stanza di ossidiana dove Diogenes Pendergast – gemello del poliziotto, geniale al pari di lui ma sadico e votato al male – subisce un’incredibile conversione, vuole cambiare vita e legare a sé Costance Greene – altro importante personaggio della serie – portandola in un fantasmagorico palazzo che ha fatto costruire su un’isoletta non lontana da New York. Peccato che, nonostante questo tardivo ravvedimento ( ha tentato per anni di far fuori l’odiato fratello), continui ad utilizzare metodi non ortodossi: per realizzare i suoi sogni d’amore con la Greene ricorre ai servizi di una terribile psicopatica, Flavia; e per allontanare Proctor – la fedele  ed efficiente guardia del corpo di casa Pendergast – mette su un complicatissimo depistaggio (che dura più di settanta pagine) col quale spedisce  il povero ex militare al centro del deserto del Kalahari! Insomma un pasticcio, che rischia di deludere anche i lettori più appassionati della serie. Siamo lontani dalle atmosfere piene di tensione e di mistero di Relic, Reliquiary o Nature morte.

Lucia Bruni, Le pianelle di Masaccio, Flaccovio 2017.

S’intitola Le pianelle di Masaccio il quarto romanzo che vede come protagonista la giovane contadina Esterrina. Siamo nell’estate del 1899 a Querciaia, felice invenzione di Lucia Bruni (la quale si  è ispirata  al suo Quinto Fiorentino). Querciaia è un piccolo paese che ha connotati particolari: appartiene alla campagna, la sua gente lavora per lo più a mezzadria, ma forti sono i legami con Firenze, non molto distante, e con Sesto Fiorentino, una cittadina dove si è sviluppata una fiorente attività manifatturiera. Tutto ciò rende perfettamente plausibile la figura di Esterrina, una vivace ragazza sedicenne, adottata da una famiglia contadina quando aveva appena un mese, che sfodera numerosi talenti: l’intelligenza,   l'”orecchio assoluto”,  l’amore per la musica, per l’arte, nonché la passione verso la lettura ( di De Amicis ad esempio preferisce, allo stucchevole Cuore, lo stuzzicante Amore e ginnastica). Per gli abitanti di Querciaia lei è la “diversa”, la Stramba:  questo il suo soprannome, in cui c’è tutta la fulminante ironia dei popolani, ma  anche una punta di ammirata considerazione.  Grazie infatti  al suo acume – e alla sua capacità di fronteggiare i compiti che le assegna lo “zio” Agostino, l’inflessibile “capoccia” della famiglia Bruschi – la giovane dà un contributo alla soluzione di misteri o situazioni molto delicate: in questo caso l’improvvisa scomparsa di una sua amica, Tosca.

Come nei romanzi precedenti Lucia Bruni è bravissima nel restituirci l’autentico senso delle stagioni per i contadini di fine Ottocento. E magistrale è la ricostruzione del vernacolo, del parlato di Querciaio (non a caso questi romanzi hanno suscitato l’interesse anche di studiosi della Crusca). Certo, il lettore affezionato al coro di pettegole guidato dalla corifea Velia,  e a Querciaia,  non può pensare che l’avventura di Esterrina termini con l’esaurirsi delle quattro stagioni che hanno fatto da sfondo ai quattro romanzi finora pubblicati. Ci può essere una nuova stagione, magari quella del nuovo secolo che è alle porte. La stagione in cui il lettore saprà finalmente perché Esterrina, la Stramba, si chiami in realtà Eleonora Maria Caterina: il nome ricamato sul suo corredino quando venne affidata alle cure della famiglia Bruschi…


A Rocco Schiavone (il vice questore creato da Anotnio Manzini) piacciono i tramezzini, ma non quelli che si trovano ovunque, quelli veri, quelli che si trovano a Roma; Montalbano è un buongustaio e ama cibarsi di piatti a base di pesce gustandoli in silenzio, mentre Pepe Carvalho è un vero chef, e poi c’è quel gourmet di Nero Wolfe per il quale il momento del pasto è un rito da consumare con lentezza, per l’Ispettore Antonio Sarti (creato da Loriano Macchiavelli) l’essenziale è che ci sia il caffè che consuma senza risparmiarsi e senza curarsi della colite, mentre Petra Delicado ama sorseggiare buon vino quando torna a casa, Maigret, invece, ha la fortuna di avere in cucina la signora Maigret che cucina deliziosi manicaretti e poi c’è Sherlock Holmes che, beh, lui non mangia mai! Insomma i personaggi, i detective, dei libri gialli, soprattutto quelli di ultima generazione amano stare gustare il cibo. “In cucina con i detective: da Maigret a Montalbano” è il titolo dell’incontro organizzato dal Club del Giallo proposto sabato 22 luglio alle 21 alla Festa sociale di Carraia a Calenzano. Saranno presenti: il medico Stefano Innocenti e gli scrittori Riccardo Parigi e Nicola Ronchi intervistati da Elena Andreini e Sandra Nistri.

La scorsa settimana, il 15 luglio, il Club del Giallo è stato ospite della Festa sociale di Carraia per parlare di Giallo di provincia: il territorio raccontato dalle storie poliziesche. Un incontro al quale hanno partecipato gli scrittori Luigi Bicchi, Filippo Canali e Davide Savorelli. Nella serata è stata analizzata la capacità della letteratura poliziesca di raccontare il territorio, soprattutto quello della provincia, e di come attraverso la storia “gialla” si riesca a mostrare quegli aspetti apparentemente nascosti presenti nei territori meno conosciuti, ma anche come grazie al racconto di genere alcuni luoghi poco frequentati sono diventati mete di turisti. E’ il caso di Camilleri che con il Commissario Montalbano e la sua immaginaria Vigata ha portato molti turisti a Porto Empedocle e nella provincia di Ragusa dove è stata girata la fiction oppure il caso di Pineta, altro luogo immaginario, dove Malvaldi ha ambientato le storie dei “vecchietti detective” e che corrisponde a Vecchiano. Insomma i gialli possono diventare anche guide turistiche per la promozione del territorio.


Ecco due consigli di lettura di Riccardo Parigi per questa estate

Marcello Simoni, L’eredità dell’abate nero, Newton Compton 2017.

Dopo il ciclo dedicato al mercante di libri e  quello incentrato sull’Abbazia, Simoni ha messo in cantiere un’altra saga: Secretum saga. Sulla scia che circonda, da un po’ di tempo, la famiglia Medici, Simoni intreccia una storia che si svolge nel 1459 e che ha il suo perno nella figura del capostipite della “signoria”, Cosimo il Vecchio. Il banchiere vuole mettere le mani su un testo che, nel Quattrocento, veniva considerato uno scrigno di straordinari segreti sapienziali, La tavola di Smeraldo (la quale in effetti fu portata a Firenze proprio in quegli anni e tradotta dal greco da Marsilio Ficino). Per realizzare il suo proposito, Cosimo sguinzaglia Tigrinus, un giovane  intraprendente, in apparenza un ladro incallito privo di remore morali: in realtà un uomo intelligente, coraggioso, mosso dal desiderio di scoprire qualcosa di se stesso e del suo misterioso passato. Dopo innumerevoli avventure Tigrinus si imbarca per la Morea, solca un mare diventato ancora più pericoloso da quando, nel 1459, i turchi hanno conquistato Costantinopoli; giunge in un convento-fortezza dove incontra l’abate nero, sciogliendo un decisivo enigma legato a due santi da sempre importanti per la storia fiorentina: Cosma e Damiano.

Un romanzo troppo intriso di elementi tipici del feuilleton, di rocamboleschi colpi di scena? A nostro avviso, è proprio nella seconda parte della storia che Simoni dà il meglio di sé, sfoderando la sua vena genuinamente salgariana. E per chi ama il genere usciranno a breve altri due capitoli dell’ “Abate nero” con i quali il lettore si inoltrerà nei misteri dell’ “ermetismo” quattrocentesco.

Andrea Camilleri, La rete di protezione, Sellerio 2017.

Come i veggenti del Mito, come i Tiresia ciechi eppure capaci di vedere in profondità le cose, l’ultranovantenne Camilleri  (costretto a dettare questo romanzo per grossi problemi alla vista), dimostra ancora una volta quanto sappia scavare nella realtà dei nostri giorni. In effetti, dopo alcuni capitoli della serie di Montalbano che ci erano apparsi meno convincenti, con La rete di protezione regala ai suoi lettori un piccolo gioiello. Raramente è capitato di vedere rappresentare in maniera così acuta e convincente i millennials, la generazione dei giovani in completa simbiosi con i Social e il computer. Al centro del romanzo gli atti di bullismo che alcuni tredicenni compiono ai danni di Luigino Sciarabba, piccolo genio dell’informatica e compagno di classe di Salvuzzo, il figlio di Mimì Augello (come passa il tempo!). Nella  scuola frequentata dai “piccilidri” fanno irruzione due uomini armati e mascherati da Anonymous, che sembrano voler compiere un gesto terroristico. Per fortuna tutti gli alunni riescono a uscire illesi dall’Istituto, mentre i due fuggono senza lasciare traccia. Il fatto, gravissimo, mobilita le forze dell’ordine di Vigata e Montelusa. Sarà Montalbano, grazie al rapporto di empatia che è in grado a stabilire con i compagni di Salvuzzo (percependone le straordinarie risorse ma anche le fragilità, il bisogno di una “rete di protezione”) a disinnescare una situazione pericolosissima.

Un personaggio, quello del commissario, che il grande vecchio Camilleri fa “crescere”, “maturare”, anche se ormai sessantino e alla soglia della pensione. Due cose però continuano a contraddistinguere Montalbano al di là del fluire del tempo narrativo: l’assoluta refrattarietà nei confronti dell’ “informaticcia” (rispetto a lui Catarella diventa una specie di Snowden) e l’implacabile “pititto lupigno” che il ristoratore Enzo  la fedele Adelina riescono a malapena ad arginare.


Rileggevo Scerbanenco l’altro giorno e mi sono emozionata di nuovo, come mi era capitato le prime volte che lo avevo letto. Le sue storie sono sì storie poliziesche, ma sono ritratti di città, di una città come Milano che negli anni 60 piano piano si avvicinava a diventare “la Milano da bere” e la “Milano nera”, il ritratto di una città piccola o grande, secondo me scaturisce nella sua realtà proprio dai romanzi gialli. Si pensi a Loriano Macchiavelli o a Lucarelli che raccontano Bologna, oppure a Biondillo che racconta la periferia milanese. La periferia, la provincia quella nera che custodisce segreti e manie. Quanto il “giallo” racconta la provincia? Ne parleremo sabato 15 luglio, alla Festa Sociale organizzata dalla Società per il benessere popolare, a Carraia (Calenzano) alle ore 21,30. Il titolo dell’incontro è “GIALLO IN PROVINCIA:il territorio raccontato dalle storie poliziesche”. Saranno ospiti Davide Savorelli e Luigi Bicchi che presenteranno i loro libri.