Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

Archivi del mese: novembre 2016

gatto-54Vi piacciono i quiz? E sicuramente vi piacciono i libri gialli. Ma vi piacciono i quiz sui libri gialli? Se la risposta è “si”, allora l’occasione è il 12 dicembre alle 21 alla biblioteca CiviCa di Calenzano dove il Club del Giallo sarà presente con una serata di curiosità, letture e quiz legati ai libri gialli. Si parlerà del Natale nel Giallo, di come lo vedono i diversi autori, e poi ci saranno sorprese per tutti. Natale in Giallo è infatti il titolo della serata che si preannuncia “gustosa” sotto tutti i punti di vista. Se invece non vi piacciono i quiz e non vi piacciono i libri gialli allora potete venire a CiviCa il 12 dicembre alle 21 perché sarà l’occasione per conoscere da vicino il “giallo” un genere letterario che ha una marcia in più: non racconta solo di delitti e casi più o memo efferati, ma racconta la nostra realtà. Vi aspettiamo…


acido-fenicoE’ uscito il 22 novembre scorso un libro particolare: si tratta di Acido Fenico edito da Einaudi. A prima vista potrebbe sembrare una graphic novel, ma in realtà è un testo ibrido, composto sì da tavole (disegnate da Giordano Saviotti e ideate da Steve Della Casa), ma anche dal monologo teatrale di De Cataldo da cui nasce l’intero progetto. La storia è quella di Mimmo Carunchio, narrata secondo la struttura tipica rise and fall of a gangster. Taranto e la camorra incontrano divi del cinema come Vincent Cassel e Charles Bronson. Il risultato è Acido Fenico.


civica-vichi-gori-2Atmosfera cupa che avvolge Firenze travolta dall’alluvione, coperta dal fango, martoriata, ma non abbattuta, pronta a rialzarsi. L’alluvione del 1966 che sconvolse il capoluogo toscano è presente in due libri polizieschi: Morte a Firenze di Marco Vichi e L’angelo del fango di Leonardo Gori. I libri dei due scrittori toscani sono stati presentati del Club del Giallo mercoledì 23 novembre scorso alla biblioteca CiviCa di Calenzano nell’ambito del programma di eventi autunnali. Ad aprire la serata è stata l’assessore alla cultura Irene Padovani, appassionata lettrice delle avventure del Commissario Bordelli.

Vichi e Gori hanno raccontato come sia stato lungo ed elaborata la documentazione per ricostruire i giorni dell’alluvione a Firenze anche se entrambi, piccolini, avevano dei ricordi ben precisi. Gli odori forti e penetranti, le immagini paurose dell’Arno che arriva alla spalletta e poi esonda, la tristezza negli occhi di chi per salvarsi si era rifugiato agli ultimi piani dei palazzi o sui tetti, il freddo e i rumori da incubo, e poi il fango, tanto, troppo, sono stati ben raccontati nei due romanzi. Mentre in Morte a Firenze il Commissario Bordelli si trova a vivere l’alluvione, il Colonnello Arcieri in L’angelo del fango arriva a Firenze il giorno dopo. Per entrambi, però, c’è un “caso” da risolvere che li mette a confronto con il proprio passato.

Elena

foto gentilmente fornite da CiviCa


gatto-a-pois“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda (2007 Garzanti Editore). Un vasto pubblico conosce lo scrittore e il romanzo, reso ancor più famoso dal film di Pietro Germi “Un maledetto imbroglio”, uscito nelle sale nel 1959. La storia dell’omicidio della bella Liliana Balducci e della rapina ai danni di una contessa veneziana, sua dirimpettaia, due crimini che si scoprirà essere collegati, si svolge nel 1927 e ha come protagonista il commissario Francesco Ingravallo; apparve la prima volta a puntate nel 1946 sulla rivista “Letteratura” e poi, nel 1957, fu pubblicata in volume, sempre da Garzanti.   Sarebbe interessante sapere quanti del suddetto vasto pubblico hanno effettivamente letto dalla prima all’ultima pagina l’intera opera, impresa non facilissima che perché l’autore (nato a Milano nel 1893 e morto a Roma nel 1973) ha scelto per il suo “Pasticciaccio” un linguaggio o meglio ancora una lingua originale che spicca nel panorama letterario del Novecento, un pastiche romanesco in buona parte inventato e contaminato da molisano, napoletano e italiano, così come parla Ingravallo, molisano trapiantato a Roma e, possiamo presumere, con ascendenti napoletani. Gadda sorprende il lettore usando per i popolani romani  i nomi degli eroi virgiliani e usa con sapienza nella trama tutte le chiavi narrative del “giallo”, lasciando però volutamente un finale aperto. In realtà l’autore aveva progettato di scrivere una continuazione del romanzo ma non lo fece mai, ritenendolo, ad una più attenta riflessione, letterariamente compiuto.

Donatella Fabbri

 


schiavone-2La notizia è di un paio di giorni fa, ma soltanto dopo la messa in onda della prima puntata della fiction “Rocco Schiavone”, mercoledì 9 novembre, è stata ripresa con maggiore risonanza dagli organi d’informazione. Il vicequestore Rocco Schiavone, non commissario!, non solo fuma parecchie sigarette, ma al mattino inizia la sua giornata  con uno spinello, una rituale preghiera laica insieme alla lettura dei giornali, come ben sanno gli appassionati dei libri di Antonio Manzini. Ora tre senatori, Giovanardi, Quagliarello e Gasparri, peraltro già piuttosto noti per posizioni anacronisticamente intransigenti, hanno presentato un’interpellanza al Governo. In queste si chiede se i copioni fossero stati visionati dalla Polizia di Stato e come mai la Rai abbia fornito i mezzi per questa produzione.  Inoltre hanno domandato al Ministro preposto di sospendere la messa in onda del programma. La ragione consiste che nel fatto che il consumo di tabacco, ma soprattutto di cannabis, possa essere inteso come un messaggio che incita giovani e non solo a fare uso di sostanze stupefacenti. Cioè l’aberrante sillogismo è questo: se anche un poliziotto si fa le canne, allora tutti possono sentirsi autorizzati a un comportamento analogo. Inoltre l’immagine di questo rappresentante delle Forze dell’Ordine, un drogato dai modi sbrigativi, potrebbe gettare un’ombra negativa sui tutori della Legge e della legalità. Quindi il personaggio letterario di Manzini non solo sarebbe un cattivo maestro da cui prendere le distanze, ma addirittura così pericoloso da vietarne la visione, previa censura.

Allora perché non vietare anche i libri dell’autore? Forse la parola scritta è meno pericolosa dell’immagine? Sicuramente sono meno i lettori rispetto agli spettatori televisivi dell’investigatore romano, trasferito obtorto collo ad Aosta, ma insomma non sono pochi, viste le tirature dei romanzi pubblicati da Sellerio. Quindi, per amore di coerenza, i senatori in questione dovrebbero chiedere di mandare al macero anche i romanzi, per non parlare di roghi d’inquietante memoria. Ma la nostra Costituzione prevede la libertà di espressione e di libri all’indice non ce ne sono più.  Ne consegue che nemmeno le serie televisive possono essere sottoposte a una revisione a priori per allinearle all’ortodossia, peraltro personale, che qualcuno vorrebbe imporre.

Ora, si può essere d’accordo o meno con questi tre Soloni ma da qui a rivolgersi al Ministro per sospendere la programmazione, pare eccessivo. Grazie alla potenza del telecomando e dell’offerta televisiva, ciascuno è libero di guardare quello che vuole, senza che ci sia chi dall’alto voglia imporre i propri gusti e preferenze. Ma la cosa che più fa specie è un’altra. I tre membri del Senato non hanno puntato l’indice su un altro aspetto dell’attività di Rocco Schiavone, assai più disdicevole per le Forze di Polizia che non fare uso di cannabis per scopi ricreativi: il vice questore è uno che non si fa scrupolo di compiere il proprio lavoro traendone un guadagno p ersonale per arrotondare e in questo coinvolge anche un subordinato! Cioè: lo spinello in tv rappresenta una minaccia all’onorabilità della polizia, mentre un funzionario della medesima che s’intasca guadagni illegittimi insieme agli amici trasteverini no?

I tre senatori di questo non si sono accorti oppure non l’hanno voluto vedere? Magari hanno preferito ingaggiare una battaglia su un tema minore, perché l’altro avrebbe potuto accendere i fari su tanti esponenti pubblica amministrazione che, da Mani Pulite in poi, non hanno più la statura morale per parlare di onestà? Nessuno può essere certo di come siano andate le cose, del perché questi moralisti da operetta abbiano deciso di affrontare una questione ed evitare l’altra. Sta di fatto che proprio questi atteggiamento farisaico ha disaffezionato tanti dalla politica e li ha condotti a un qualunquismo disilluso. Comunque Rocco Schiavone fuma, si fa le canne, prende a sberle gli interrogati, incrementa il proprio stipendio con attività illecite e risolve i casi assegnati. Può non risultare simpatico, può risultare urticante ma è pur sempre una creazione letteraria: una simpatica canaglia che ognuno può apprezzare o meno. Chi non lo trova nelle proprie corde, può evitare di seguirlo, ma certo tutti concorderanno che nessuno a bisogno di sentirsi di dire che cosa leggere o guardare, soprattutto se gli arbitri elegantiarum sono i componenti di questo terzetto.

Davide Savorelli


rumore-pioggiaNell’imaginario collettivo del turista mordi-e-fuggi l’abbinamento Firenze-sole è scontato, ma la realtà dei fiorentini o di coloro che da anni (a volte secoli) sono nati o vivono in questa città è ben diversa. Sanno bene che l’autunno è piovoso. In generale, che poi corrisponde a “quasi sempre”. Come Londra, si potrebbe dire, ma anche come Dusseldorf. Insomma a Firenze piove e il rumore che fa la pioggia è quello silenzioso e misterioso di chi non vuole far scoprire complicati intrecci. La pioggia “colora” la città in modo diverso da come la mostrano le cartoline: grigia e malinconica, ma anche pesante e dispettosa, comunque aggrappata ad un passato che cone tanti “bamboccioni” non se ne vuole andare. E sotto la pioggia circolano autobus (pochi), crescono cantieri (molti) e accadono omicidi. “Il rumore della pioggia” è il primo romanzo di Gigi Paoli, giornalista de La Nazione. E’ un bel giallo, anzi un noir come viene definito dall’editore Giunti. Una storia avvenuta qualche anno fa rivista e riadattata per il romanzo da Paoli, raccontata con un ritmo sostenuto che non annoia mai il lettore, lettore che può essere incuriosito dalla vita del giornalista, anzi del cronista di giudiziaria quale è il protagonista Carlo Alberto Marchi. La vicenda: una mattina di pioggia viene trovato morto all’interno della bottega di oggetti sacri dove lavorava, il commesso. Il negozio si trova all’interno del palazzo di proprietà della Curia e si affaccia su via Maggio. E’ il delitto della “camera chiusa” perchè nessuno ha visto entrare nessuno. E Marchi, cronista di nera, si mette alla ricerca dell’assassino: le piste che si aprono sono diverse e tutte sembrano sconvolgere la vita della malinconica Firenze sotto la pioggia. Ma la verità è nascosta dietro l’angolo. Noi del Club del Giallo consigliamo vivamente Il rumore della pioggia e non solo perché è un noir ben costruito e ritmato, o perché racconta Firenze sotto un altro punto di vista, ma perché descrive in modo impeccabile e divertente il Nuovo Palazzo di Giustizia, l’altro posto dove Marchi oltre al giornale, alla sua casa e per le strade di Firenze, trascorre la sua giornata. Buona lettura!

Elena


gatto-bluIl Club del Giallo torna alla Biblioteca CiviCa di Calenzano. Anche quest’anno è stata data alla nostra associazione la possibilità di parlare di giallo, noir, thriller, serie tv. In autunno ci saranno due appuntamenti pomeridiani con il circolo di lettura del Club del Giallo. Il primo si terrà alle 17.30 del 21 novembre e l’autore di cui vorremmo discutere insieme è Maurizio de Giovanni l’autore del Commissario Ricciardi e dei Bastardi di Pizzofalcone. E’ stato scelto questo autore perché in autunno sulle reti Rai partirà anche una miniserie tratta dai suoi romanzi. Chi volesse far parte del gruppo di lettura potrà partecipare direttamente il 21 novembre e se possibile leggere uno dei romanzi di de Giovanni. Il secondo appuntamento con il Club del Giallo sarà in dicembre con una serata, alle 21 nella sala polivalente “Giallo Natale” con quiz, giochi, letture e curiosità sui libri gialli e sul Natale. Entrambi gli appuntamenti sono gratuiti.