Il blog degli amanti della letteratura gialla, noir e poliziesca

Don Matteo la fiction che piace

don-matteoDopo Padre Brown è sicuramente il prete-investigatore più famoso della Tv, anzi, per certi aspetti (o meglio generazioni) è il più amato: è don Matteo. La fiction approdata a Rai Uno nel 2000 con protagonista Terence Hill che dopo una giovanile stagione di pugni negli spaghetti-western insieme a Bud Spencer è diventato il prete in bisicletta che risolve i casi “gialli” meglio di chiunque altro. Dieci serie in totale per 220 episodi. Don Matteo piace anche se, rispetto ai primi anni in cui la fiction è andata in onda, ha ceduto il passo più all’aspetto “rosa” che al giallo. Piace al punto tale che Rai Uno ha deciso di riproporre le serie passate e adesso siamo alla numero 9: ogni domenica in prima serata l’intuitivo don Matteo in sella alla propria bicicletta risolve enigmi e riappacifica famiglie, mentre su Canale 5 va in onda la storia infinita de Il Segreto, la soap spagnola che sa tanto di “bolero” di Ravel. La sfida tra le due fiction popolari ha visto domenica scorsa 18 settembre arrivare testa a tesa Don Matteo con Il Segreto. In realtà è stata la soap spagnola a superare di un soffio il prete investigatore: 3,4 milioni di spettatori contro 3,3 milioni. Ma a vantaggio di Don Matteo sta il fatto che gli episodi riproposti sono in replica, quelli del Segreto no.

Elena

La prima libreria (con i libri) del Club

libreriaAnche noi del Club del Giallo abbiamo il nostro “scaffale del libero scambio”. Grazie alle donazioni la parete a disposizione del Club ospita da oggi 15 settembre, una libreria riempita con pazienza e precisione da Sonia. Anche i libri ci sono stati donati. E quindi cosa possiamo dire se non ringraziare con tutto il cuore tutti coloro che ci hanno dato la possibilità di avere in dotazione una libreria con tanti libri. Dobbiamo ringraziare chi ci ha regalato la libreria e chi, di sera dopo una giornata di lavoro, l’ha montata. E poi tutti coloro che ci hanno donato i libri.

E adesso, direte, cosa succede? Beh, il Club mette a disposizione dei suoi soci i libri per essere presi in prestito, letti e per chi vorrà anche recensirli su questo blog.

 

Tra giallo e noir: la realtà romanzesca di Milani

club-del-gialloDonatella Fabbri ci parla di Mino Milani e de “La realtà romanzesca” Ed.Longanesi e C. 1974
“Una rivista storica come “La Domenica del Corriere”, fondata a Milano nel 1899 e chiusa nel 1989, aveva tra le sue rubriche più lette quella di Mino Milani con il titolo  ripreso dall’Editore Longanesi per il volume che raccoglie i migliori cinquanta racconti pubblicati in più di cinquant’anni. Storie “di tensione”, drammatiche o piene d’angoscia, tra il giallo e il noir, che tengono il lettore sul filo del rasoio fino all’ultimo rigo.  Milani diceva di ispirarsi a fatti realmente accaduti che poi rivisitava e ricostruiva con la propria fantasia. Singolare figura, quella di Guglielmo Milani, giornalista, scrittore, fumettista e saggista. Nato nel 1928 a Pavia e tuttora vivente, esordisce nel 1953 scrivendo per i ragazzi sul “Corriere dei Piccoli”; sceglie poi di affrontare nel corso della sua carriera i linguaggi e gli argomenti più diversi, con una passione dichiarata per le storie inquietanti, e firma con differenti pseudonimi: Stelio Martelli, Piero Selva, Eugenio Ventura, T.Maggio e, ovviamente, Mino Milani. Ne “La realtà romanzesca” usa una scrittura cinematografica – televisiva di un’assoluta modernità, narrando per immagini e azioni veloci, quasi visive.
“Cos’è la vita, infine? Uno spinterogeno che non funziona. Un sedile invece di un altro. Uno sportello. Una fila di comode, confortevoli, soffici, poltrone. La morte è alla fila più avanti”.

Un omicidio tra Genova e Barcellona

libro-pirasUn professore ritorna nella sua città, a Genova, dopo un lungo periodo di lavoro in Spagna a Barcellona. Nella sua città natale cerca un appartamento e trova prima l’amore e poi un omicidio e una vicina particolare, dalla vita oscura che si intreccia con alcuni eventi che accadono in città. La curiosità spinge il professore ad indagare su l’omicidio in piazza Sant’Elena dove muore un giovane sudamericano e lo fa con a fianco il commissario Pagani. “Omicidio in piazza Sant’Elena” è il titolo del libro di Alessio Piras edito da Fratelli Frilli. Un giallo che è quasi una guida di Genova, un intreccio tra passato e presente e tra mondi diversi come Genova, appunto e Barcellona. Un giallo che è anche un viaggio alla riscoperta de propri desideri, delle scelte di vita e del passato. Descrizioni precise e raffinate per raccontare Genova dei nostri giorni, dei vicoli e degli odori, dell’immigrazione e della difficile convivenza, ma dove proprio il giallo può risolvere.

Elena

Scozia: un tartan intessuto di giallo

rakinPuò la lettura di gialli ambientati in Scozia compensare almeno in parte la (momentanea) delusione per un viaggio mancato? No. Dichiarata la tesi, passiamo alla sua esposizione, sorseggiando, a dispetto del caldo, un buon tè nella tazza decorata con l’emblema e il motto del clan Keith (“Veritas vincit”).

Tirava un ventaccio gelido, ma Jean si fermò lo stesso a contemplare il panorama: il monumento a Scott, il Castello e i Ramsay Gardens. “Che bella città”, disse. Rebus provò a crederci anche lui, ma da troppo tempo non la pensava più così. Per lui Edimburgo era diventata più che altro uno stato mentale, un gioco di equilibrismo sul filo di pensieri criminosi e bassi istinti”.

John Rebus da Edimburgo fa il poliziotto da una vita. Al lavoro sacrifica tutto, giovinezza, famiglia, salute. O forse non sacrifica niente. Perchè il lavoro è il suo dio, la giustizia il suo fine. L’amicizia l’unico sentimento vero. Birra e whisky i tonici nelle giornate gelide (e anche in quelle calde), il porto di attracco serale, gli scacciafantasmi. Ha un suo Moriarty, “Big Ge” Cafferty, boss sempre in sella della malavita di Edimburgo. Villa fastosa, lussi borghesi, un boss di provincia.

Ma non ha un prezzo, Rebus, neanche quando è fatto di malto fino a barcollare. John, povero John, piccolo ispettore, intemperante, ostinato come un mulo. Ribelle all’autorità e alla arroganza del denaro, del potere, del cinismo e perciò tagliato fuori dalla carriera. La sua Scozia sono città grige, fredde e piovose, con il tè acquoso, le strade intasate, le periferie degradate. Fuori, brughiere violate, boschi mal frequentati. Oggi pare, ad esempio, che Glasgow sia una città “cool”, ma nei libri di Ian Rankin, il fortunato creatore di Rebus, è una città fredda e ostile, “lunghe strade diritte, negozietti negli angoli e ragazzini sfrontati e precocemente violenti in giro”.

Per chi non si vuole arrendere a questa Scozia (ma i gialli di Rankin sono super) c’è Peter May e la sua trilogia, L’isola dei cacciatori di uccelli, L’uomo di Lewis, L’uomo degli scacchi. Il protagonista, Fin Macleod, torna a Crobost, nelle isole Ebridi esterne, dopo essersi costruito una vita da ispettore nella polizia di Glasgow. A casa ritrova vecchi amori e vecchi amici, il vento impetuoso e incessante, le case di pietra con i tetti di paglia tenuti fermi con corde tese da grossi sassi, la pesca di frodo al salmone selvaggio, i bambini orfani abusati e deportati come schiavi. E gli scacchi di Lewis (ricordate il primo Harry Potter?) che con i loro occhi tagliati nell’avorio di tricheco ci guardano sbigottiti, mentre addentano lo scudo o si tengono disperati il mento con la mano. 

Scozia, prima o poi arrivo!

Susanna Cressati

Pensionati alla riscossa: ecco la Squadra minestrina in brodo

minestrinaIl titolo è tutto un programma per chi, come me, apprezza i gialli italiani. “Squadra speciale minestrina in brodo” di Roberto Centazzo l’ho scoperto con i noir delle città italiane proposti da Repubblica e L’Espresso. Particolare di questo romanzo sono i protagonisti: tre poliziotti andati in pensione che non ce la fanno a fare la vita del pensionato. Ci provano, cercano di organizzarsi con nuovi e vecchi hobbies, provano a cercare di occuparsi di cani e figli, ma non ci riescono e così si ritrovano tutti e tre ad indagare su un fatto che coinvolge uno dei tre pensionati e che li riporta indietro in una vecchia vicenda mai conclusa. I tre ex poliziotti si ritrovano ad operare nella Squadra minestrina in brodo e ciascuno di loro si trova un nome in codice e quindi abbiamo Semolino, Kukident e Maalox, soprannomi nati dalle loro caratteristiche. E’ vero che ricordano un telefilm inglese con tre personaggi (ex poliziotti) che lavorano a casi non risolti, ma è vero anche che Semolino, Maalox e Kukident sono più simpatici e più veri. Con loro tre si scivola in una Genova sospesa tra passato e presente, dove si trovano a vivere e sopravvivere vu cumprà, prostitute e disperati di ogni tipo e di ogni provenienza. Questo è la prima indagine della Squadra chissà se presto ne potremo leggere un’altra. Noi l’aspettiamo.

Elena

 

L’amico Carlo: imperdibile “Di rabbia e di vento”

robecchi 2Ci sono autori (di gialli?) che hanno la capacità di raccontare una storia tenendoti aggrappata alle pagine del loro libro, che disegnano personaggi che sembrano far parte della tua cerchia di amici (va beh, a volte diventano un poco pericolosi) con i quali vorresti per una volta scambiare quattro chiacchiere. Ecco uno di questi autori è Alessandro Robecchi. Ho divorato il suo “Di rabbia e di vento” in un paio di giorni e proprio per complicità con il suo Carlo Monterossi (autore di tv e anche detective per caso) ho sentito venire su la rabbia, mentre anche qui (guarda caso) in quelle due giornate soffiava un vento frescolino, strano per la stagione estiva. Una storia coinvolgente e a tratti drammatica, un giallo veramente intrigante dove il lettore ci entra piano piano, segue le indagini (parallele) e acquisisce dati e informazioni per arrivare a scoprire l’assassino. Sì, perché l’autore mette a disposizione gli indizi. E questo è un altro elemento che mi piace nei gialli: avere la possibilità di indagare insieme ai protagonisti della storia. E poi c’è quel Carlo Monterossi che a suo modo sta simpatico, che ha la capacità di mettersi nei guai, che ha una piccola squadra di amici e che, a suo modo ha una propria integrità. Insomma, se non l’avete letto, fatelo perché “Di rabbia e di vento” è un giallo (non solo giallo) da non perdere: perfetto e ironico, irriverente con la capacità di tenere avvinghiato alla storia fino all’ultima pagina il lettore.

Elena